Arturo Martini
“ Il più grande scultuore italiano”, come lui
stesso amava definirsi, nasce a Treviso nel 1889. Dopo aver lavorato presso
fabbriche di ceramica (e da tale giovanile esperienza derivò forse la sua
predilezione a modellare in creta e in gesso, che doveva manifestarsi più tardi
in alcuni capolavori), fu a Venezia dove scoprì la plastica di Medardo Rosso, e
quindi a Monaco (1910) dove entrò in contatto con gli artisti - pittori e
scultori - del gruppo della «Brucke» (il ponte) e del loro violento
espressionismo di cui è un riflesso, unito ad un gusto lineare ancora di
ascendenza «Liberty», nella terracotta dipinta della Prostituta (Venezia, Museo d'arte moderna) del 1913. Di
fronte alle opere giovanili si ha l'impressione di un artista di talento che
attraverso diverse suggestioni culturali vada cercando la sua strada interpretandole
con una tendenza verso una deformazione spinta al limite del grottesco dovuta.
più che ad una astratta ricerca stilistica, ad una sincera ingenuità popolare ,
del resto consona alle sue umili origini (il padre era cuoco, i fratelli imbianchini
e quanto agli studi egli non andò oltre la terza elementare).
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| Prostituta |
La vera storia di
Martini ha inizio dopo il suo congedo dal servizio militare. Nel 1920 tiene a
Milano la sua prima «personale» presentata dal pittore Carlo Carrà che su di
lui eserciterà, specialmente nel corso degli anni Venti, un notevolissimo
ascendente. Col '26 si inizia una serie di capolavori il più famoso dei quali è
il Figliuol prodigo, prima sua grande realizzazione in
bronzo (Acqui Terme, Ospizio Ottolenghi). Dal 1937 si fecero frequenti i
soggiorni dell'artista a Carrara dove nell'antico laboratorio Nicoli
si appassionò alla tecnica del marmo: qui scolpì nel '41 la celeberrima Donna che nuota sott'acqua.
di arditissima fantasia e composizione nel groviglio delle membra che appena
aderendo al corpo, dà luogo ad una forma linearmente conclusa, e nel '42 il Monumento
a Tito Livio (Padova, Università).
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| donna che nuota |
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| Il figliuol prodigo |
Martini è stato un artista
ricchissimo, che si è espresso con altrettanto vigore nel legno nella pietra,
nella creta e nel bronzo,
conscio che la statuaria aveva fatto il suo tempo e che la scultura se vuol vivere, deve morire nell'astrazione.
Così scrisse il volumetto in “Scultura
lingua morta”, avvertendo il limite e la crisi della propria arte. Forse
avrebbe potuto superare quel limite se fosse stato più libero di approfondire
il proprio linguaggio artistico, ma tra le due guerre, divenuto lo scultore
ufficiale del regime fascista ,
era letteralmente travolto dagli impegni: grandi opere celebrative e
monumentali per palazzi di Giustizia, chiese ed università.Le invidie per il
suo successo, e le ingiuste accuse di aderenza al Regime gli resero amari gli
anni nell'immediato dopoguerra.
Martini muore a Milano nel 1947, un anno dopo
aver scolpito il suo ultimo capolavoro : Palinuro . Ma già nel 1948, gli
viene tributato un omaggio postumo alla V Quadriennale di Roma
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| Palinuro |






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