Studiare il marmo nel regno del degrado:
Da un articolo de "La Nazione di oggi mercoledì 4 dicembre 2013 volentieri e con rabbia pubblico:
Lavorano il marmo in maniche corte con grande entusiasmo, illuminati dal pallido
sole che scalda il parco della Padula. Una bella giornata per ragazzi e ragazze
del dipartimento di scultura dell’Accademia. Eppure, se il sole fa sembrare
tutto più bello, i problemi non mancano. Tanto che, da alcuni giorni, è nata su
Facebook la pagina «Quelli della Padula», dove si denuncia senza mezzi termini
«Salviamo la Padula
dal degrado: perché finalmente in un parco pubblico sia riaperto il ponte,
restaurato/terminato il dipartimento di scultura e aperto il biennio vero! Al
momento.. si va in depressione!». Come dire: non è tutt’oro quello che luccica,
nemmeno grazie al sole. E si fa presto a notarlo se appena ci si avvicini un
po’ alla struttura: muri che grondano acqua «perché non si provvede alla
manutenzione» spiegano insegnanti e allievi. Bagni in pessime condizioni, acqua
calda assente al primo piano, dove si lavora la creta e sarebbe veramente
utile, potere lavarsi le mani senza gelarsele. Elia Buffa, 20 anni, massese, ha
davvero le idee molto chiare, su quello che non funziona da queste parti. «Qui
siamo un po’ fuori dal mondo, ci sentiamo emarginati. Il materiale di lavoro è
scarso o mancante, non c’è una linea di wi-fi che aspettiamo da due anni, la
linea telefonica va e viene. I professori – piega Buffa —si danno da fare
prestando i propri materiali agli studenti, ma questa non mi sembra una buona
soluzione. Siamo a Carrara e non si esalta nel migliore dei modi il corso di
scultura: che follia! C’è da dire che l’Accademia, in generale, ha un sacco di
carenze: basti pensare all’alloggio per gli studenti che è stato ristrutturato
solo quest’anno. E , comunque, aperto quello, ne è stato chiuso un altro e i
posti letto sono più o meno gli stessi. Abbiamo la migliore Accademia d’Italia
soprattutto nell’ambito della scultura, con professori di alto valore, ma
sembra che non interessi a nessuno. Manca completamente l’interesse anche da
parte dell’amministrazione che si accontenta di una ‘Marble weeks’ all’anno,
quando manifestazioni come queste dovrebbero essere continue».
«IL PROBLEMA principale — dice Rosario Mainoni — è che mancano soldi. Qui
abbiamo una vista stupenda, possiamo lavorare il marmo, quando in molte
Accademie si fa solo teoria, solo che mancano i materiali: non solo l’argilla,
il gesso, ma addirittura il marmo». «Paghiamo 800 euro di tasse l’anno —
ribadisce Davide Piacentini — e siamo a corto di materiali: un’indecenza.
L’organizzazione in generale è scadente: siamo ridotti come mendicanti che
devono chiedere l’argilla». Eppoi il ponte: quel benedetto ponte che,
inutilizzabile, ha fatto presto a diventare maledetto. «Ogni giorno, per
arrivare sin qui, camminiamo lungo una strada con i camion che ci sfiorano,
quando dovremmo utilizzare il ponte. Mancano i cavalletti: siamo 54, ne avremo
una trentina. Mancano spazi adeguati: ora molti lavorano fuori, ma quando
arriverà l’inverno vero saranno costretti a rientrare e sarà difficile trovare
posto a tutti». «Non c’è internet — lamenta Valentina Stramondo — e quando i
professori vogliono farci prendere dei riferimenti, la cosa diventa un
problema: i libri non bastano». Altra pecca, le ridotte fusioni in fonderia.
«Manca il braccio che serve a sollevare il crogiolo che contiene il metallo
incandescente — spiegano gli studenti — per i docenti controllare il tutto,
diventa una responsabilità, a svantaggio del numero di fusioni».

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